L’Irlanda, e in particolare Dublino, sono ormai da ben 14 anni il luogo del nostro cuore. Durante la nostra ultima visita, abbiamo deciso di fare una passeggiata in un posto lontano dal tempo: Howth, un piccolo villaggio di pescatori a nord-est di Dublino, a circa 13 chilometri dalla città. Il nostro primo incontro con Dublino risale a 14 anni fa. Ricordo un gran ritardo alla partenza e un volo pieno di turbolenze, ma ci tenevamo forte la mano e la paura passò. Quella notte, infreddoliti e alla ricerca del nostro hotel, trovammo comunque il tempo di scherzare. Decidemmo la data del nostro matrimonio: 6 settembre 2017. In realtà, prendemmo la cosa molto sul serio; ci siamo sposati il 6 settembre 2018. Abbiamo rimandato di un anno, perché la vita non è perfetta, ma quel viaggio sì.
Campus di MaynoothColazione dalla nostra stanza all’interno del campus di Maynooth
Siamo tornati a Dublino dopo un bel po’ di anni e abbiamo deciso di arricchire questa nuova visita con alcune escursioni fuori città, tra cui Howth, pochi giorni prima di una delle più grandi feste: Halloween. In questo articolo vi parleremo di Howth e della visita che abbiamo fatto al vicino Castello di Malahide. Prendete appunti e seguiteci sui nostri social, perché chissà che prossimamente non ci saranno aggiornamenti sull’Irlanda. Ops, piccolo spoiler!
Iniziamo a raccontarvi questa avventura, appena arrivati all’aeroporto di Dublino. Dall’aeroporto, abbiamo noleggiato un’auto e ci siamo diretti per la notte al campus dell’Università di Maynooth.
Prenotiamo sempre l’auto per i nostri viaggi on the road sul nostro sito di fiducia: Discover Cars, che offre prezzi vantaggiosi e un’assistenza efficiente, testata purtroppo più volte. Trovi tutte le informazioni necessarie per il noleggio auto nel nostro articolo dedicato.
Maynooth è un vero e proprio campus universitario in stile gotico, dove viene offerta la possibilità di dormire in stanze condivise o matrimoniali, come nel nostro caso. Maynooth non è sempre stata un’università; nel 1975, infatti, nacque come seminario e divenne parte dell’Università Nazionale Irlandese solo nel 1997.
La mattina dopo, abbiamo avuto la possibilità di visitare l’intera struttura e vedere saltare per l’immenso parco tanti coniglietti! Non distante c’è anche il Castello di Maynooth. Ma il tempo stringe e la nostra auto ci porta al Castello di Malahide, a 17 chilometri a nord di Dublino.
Residenza della famiglia Talbot per 791 anni, ora proprietà dello Stato irlandese, Malahide Castle è uno dei castelli più antichi di Irlanda. Come ogni castello che si rispetti, ha le sue storie di fantasmi e passaggi segreti che la guida vi racconterà durante la visita delle stanze e delle segrete. Sono disponibili anche audioguide in italiano. Circondato da un orto botanico, l’immensa tenuta ospita anche un campo di cricket. Insomma, il verde non manca. Tempo di visita: 2/3 ore. Costo: 12€, prenotate anticipatamente sul sito.
Colazione al: The Garden HouseInterno del Castello di MalahideCastello di Malahide
Terminato il giro dell’intera tenuta, consigliamo una passeggiata per la piccola ma molto caratteristica cittadina di Malahide. Noi ci siamo fermati per il pranzo e una pinta da Duffy’s, un pub sportivo dove, con la scusa, ci siamo visti una partita di rugby. Ma dopo un po’ di riposo, ci siamo rimessi in macchina.
Escursione fuori Dublino: Howth
Siamo arrivati al promontorio di Howth giusto in tempo per goderci il tramonto dal Baily Lighthouse. L’accesso al faro, però, non è consentito, ma poco importa, perché la vista a picco sul mare è semplicemente spettacolare. Se avete tempo, il percorso consigliato sarebbe dalla cittadina fino al faro, costeggiando tutta la scogliera. Noi, avendo poco tempo, siamo scesi dal The Summit, dove abbiamo lasciato l’auto.
Beh, una volta calato il sole, l’unica cosa da fare è scaldarsi in uno dei tanti pub che questo meraviglioso paesino di pescatori offre. Abbiamo cenato con un buon fish and chips e un salmone delizioso all‘Abbey Tavern. Essendo la sera prima di Halloween, ovviamente il locale era decorato a dovere, con addobbi fantastici e paurosi, così come tutto il resto della cittadina e di Dublino. Pinta chiama pinta e quindi ci siamo spostati al Tophouse O’Neills, dove, come vuole la tradizione irlandese, c’era musica live, il modo perfetto per concludere la serata!
Tramonti romantici a Howth
Abbiamo pernottato al Gleann-na-Smol, un B&B gestito da due allegri signori che offrono un’abbondante colazione continentale o irlandese, accompagnata dai loro racconti su Howth e sulle origini del nome gallico del B&B. A pochi passi si può ammirare l’intero porto di Howth. Quella mattina c’era un mare così calmo che abbiamo stentato a credere fosse reale. Anche Howth ha il suo castello, ma essendo una residenza privata, si può ammirare solo dall’esterno.
I nuovi amici di Ricc al Abbey TavernIl faro di Howth
A Howth, se si ha fortuna, è molto comune avvistare le foche, soprattutto al molo, che aspettano di rimediare qualcosa dai pescatori che rientrano. Ma la fortuna, a noi, gira al largo, così come le foche! E quindi ce ne torniamo a Dublino per trascorrere una spaventosa notte di Halloween tra pinte di sangue! Tranquilli, presto vi racconteremo anche di Dublino, ma aspettiamo di sapere come è andata la vostra passeggiata a Howth.
L’autunno, per me, richiama sempre quel periodo dell’anno in cui vago per Roma alla ricerca di luoghi misteriosi da scoprire e in cui rifugiarmi. Il mese di ottobre lo associo inevitabilmente a una delle feste che più adoro: Halloween. Anche quest’anno, tra ragnatele e zucche intagliate, ho deciso di uscire alla scoperta di 5 luoghi misteriosi di Roma che probabilmente non conosci.
Tra porte inquietanti, quartieri esoterici e negozi terrificanti, esploreremo alcune particolarità di Roma che nascondono storie antiche e che, per molti, hanno segnato l’adolescenza. I fan di Dario Argento ne sanno qualcosa! Quindi, se non siete troppo paurosi, preparatevi a prendere appunti e a scoprire con me 5 luoghi misteriosi (e un po’ terrificanti) di Roma.
Porta di Palazzo Zuccari
Nascosta all’ombra di Piazza di Spagna, c’è una porta mostruosa, letteralmente. Un portale magico e misterioso che dà accesso a una delle biblioteche più belle di Roma: la Bibliotheca Hertziana. Palazzo Zuccari, fin dalla sua costruzione, ha visto passare e vivere qui molti nomi illustri dell’arte. Il creatore del grande portone d’entrata è Federico Zuccari, che costruì e abitò questo palazzo dalla fine del 1500. Voleva creare qualcosa che rispecchiasse la sua personalità, e così il grande portone e le finestre laterali che affacciano su Via Gregoriana 30 hanno fatto sì che l’appellativo di questo palazzo diventasse “casa dei mostri”.
Oggi, dopo vari cambiamenti architettonici tra la facciata esterna e quella interna del palazzo, possiamo ancora ammirare la mostruosa porta e varcarla solo nei giorni in cui si ha accesso alla biblioteca Hertziana. È consigliabile consultare orari e datesul sito ufficiale. Sicuramente è uno dei luoghi più paurosi e misteriosi dove fare lo scatto perfetto a Roma.
Cripta dei Frati Cappuccini
Sono stata qui per ben due volte e in entrambe le occasioni sono rimasta sconvolta, ma al tempo stesso ammirata da ciò che l’ingegno umano può creare. Il museo dei Frati Minori Cappuccini nasce per permettere a tutti di capire ed esplorare lo stile di vita di quest’ordine religioso. Nelle otto sale del museo farete un viaggio nella storia di coloro che hanno donato tutto per vivere una vita semplice e sobria, dedicandosi all’amore di Dio.
Tra opere di artisti del calibro di Caravaggio, scoprirete come si viveva all’interno del monastero, come si utilizzavano le erbe medicinali e come la vita religiosa sia cambiata in età moderna, insieme ai personaggi che l’hanno segnata. Alla fine del percorso vi aspetta la Cripta, dove, a partire dal 1631, furono trasportati i resti dei religiosi defunti nel convento di S. Bonaventura, vicino alla Fontana di Trevi. Il lavoro di ornamento della cripta iniziò nel 1732 e raccoglie i resti di circa 3700 defunti, ma l’artista che ideò quest’opera è ancora ignoto.
Per quanto possa sembrare macabro, e sicuramente lo è, l’intento di questa cripta è di donare vita eterna ai resti mortali dell’uomo. Attraversando questo corridoio costituito da sei cripte, si può intraprendere un cammino spirituale, riflettendo sulla precarietà della nostra vita e sull’eternità delle nostre ceneri. Non a caso, la frase “Quello che voi siete noi eravamo, quello che noi siamo voi sarete” risuona in questo luogo. È molto suggestivo e potrebbe non essere adatto a tutti; valutate bene se intraprendere questo percorso. È uno dei luoghi più misteriosi e affascinanti di Roma, e mi ha riportato allaCappella delle Ossa di Faro, di cui vi ho raccontato durante il nostro viaggio in Portogallo.
Non mancate di visitare anche la adiacente Chiesa. Biglietto d’entrata al museo: 10€. La metro più vicina è Barberini.
Cimitero Acattolico di Roma
Se mi seguite da un po’ e avete avuto modo di utilizzare alcuni dei miei itinerari di viaggio, avrete notato che quasi sempre c’è una passeggiata in un cimitero monumentale. Adoro la calma e la pace di questi luoghi, che non a caso sono di riposo. Sinceramente, a Roma non avevo mai avuto modo di scoprire questo luogo, che rimane un po’ nascosto dalla bellezza della Piramide Cestia. A Roma è forse meglio conosciuto come il cimitero degli inglesi, degli artisti e dei poeti, e a breve capirete il perché.
La storia di questo cimitero è abbastanza recente; siamo nel 1671 quando viene concessa l’autorizzazione a utilizzare questa parte dei “prati del popolo romano” per la sepoltura dei non credenti. Nei secoli passati, non era concessa la sepoltura nei cimiteri cattolici di atei, professanti di altre religioni e attori. Sì, gli attori non avevano, dopo la loro morte, alcun diritto di sepoltura, e molti furono sepolti fuori porta Pinciana. Si sentì la necessità di creare un luogo di riposo per chi, in vita, non aveva affidato la propria fede a Dio o a un culto diverso dal cristianesimo. E dato che la maggior parte dei primi a essere sepolti qui furono artisti e poeti inglesi, ecco spiegato il perché del suo primo nome. Ad oggi, è ufficialmente un cimitero acattolico.
Qui si trovano le lapidi di Percy Bysshe Shelley, John Keats e di personaggi di spicco più recenti come Antonio Gramsci, Giorgio Napolitano e Andrea Camilleri. Entrando dalla porta principale, recatevi verso il centro informazioni e varcate la porta che vi darà accesso alla parte più antica del cimitero. Un giardino che affaccia sulla Piramide Cestia vi regalerà una vista unica.
Camminando tra le lapidi, vi verranno incontro i tanti gatti che vivono qui e potrete osservare vere opere d’arte, come la famosa statua “L’Angelo del Dolore”, opera di William Wetmore Story, realizzata per la moglie. Malgrado abbia passato troppo poco tempo qui, è entrato a far parte dei miei luoghi preferiti di Roma. Vi consiglio vivamente di venire qui anche solo per sedervi su quella panchina davanti alla Piramide Cestia e prendervi un po’ di tempo per voi.
Entrata: offerta minima di 5€. Controllate gli orari aggiornati sul sito. La metro più vicina è Piramide.
Quartiere Coppedè
Uno dei luoghi più misteriosi ed esoterici di Roma, che non a caso ha fatto da sfondo ad alcune scene del film “Inferno” di Dario Argento, è un complesso di edifici in stile Liberty nel quartiere Trieste. Si tratta essenzialmente di un nucleo di palazzi che affacciano su Piazza Mincio. Io ricollego sempre la sua posizione a quella dello storico locale Piper, in via Tagliamento.
Proprio da qui potete accedere superando il grande arco (alzate la testa per osservare il grande lampadario) che dà accesso al complesso e che vi porterà dritto alla Fontana delle Rane. Questa fontana, costruita nel 1924, è famosa in zona per il bagno che vi si fecero i Beatles alla fine di un loro concerto al Piper nel 1965.
Subito vi colpirà la bellezza quasi magica del Villino delle Fate, proprio davanti a voi. Sulla destra, invece, riconoscerete grazie al grande ragno la Palazzina del Ragno. A sinistra si trova la bellissima scalinata che dà accesso al Palazzo degli Ambasciatori.
Gli amanti del genere horror riconosceranno tra queste strade le ambientazioni di film come “Inferno”, “L’uccello dalle piume di cristallo” di Dario Argento o “Il Presagio” di Richard Donner. È interessante partecipare a una delle visite guidate per scoprirne meglio ogni segreto e particolare architettonico di questo complesso, che comprende 26 palazzine e 17 villini, iniziati da Gino Coppedè e portati a termine da Paolo Emilio Andrè nel 1927. Divertitevi a scoprire i faccioni mostruosi che decorano il Palazzo del Ragno e gli edifici vicini.
Profondo Rosso Store
Avendo nominato Dario Argento, grande maestro del genere horror, non possiamo che fare una passeggiata nel quartiere Prati e andare a recuperare un film e una visita al Museo dell’Orrore. Questo luogo ha sempre fatto parte della mia infanzia e adolescenza, e infatti vi ho dedicato un intero articolo, grazie anche alla visita fatta di recente al loro museo sotterraneo. Da piccola mi divertivo a venire qui in cerca della maschera più paurosa da sfoggiare alla festa di Halloween. Oggi è il luogo dove inevitabilmente finisco quando sono in zona, per acquistare un libro o un vecchio film.
È da sempre un punto di incontro per gli appassionati del genere e, se siete fortunati, potrete riuscire a incontrare i due grandi maestri del cinema horror che hanno creato e gestiscono lo store: Dario Argento e Luigi Cozzi. Io, ancora, non ho avuto la fortuna di ottenere un loro autografo. Mi sono così rifugiata nei sotterranei del Museo dell’Orrore, dove non è detto che ne usciate vivi. La visita vi darà modo di rivivere alcuni momenti dei loro film più iconici e di caricarvi di adrenalina e terrore. Il biglietto di ingresso è di 5€. Controllate sempre gli orari di apertura aggiornati sul sito.
Bene, ora che sapete perfettamente dove e come passare Halloween tra i luoghi più misteriosi di Roma, sono curiosa di sapere se ne conoscete altri. E vi ricordo, come sempre, di seguirci sui nostri social per non perdervi le prossime avventure!
Ormai saprete che la Cina ci ha letteralmente rapito il cuore, e una città come Pechino, con tutte le sue cose da fare e vedere, ci ha accolto nel migliore dei modi. Appena arrivati, siamo stati colpiti dai colori, profumi e suoni che caratterizzano la capitale cinese. Passeggiare tra gli hutong la mattina presto, per poi perdersi tra la folla che anima questi piccoli vicoli la sera, è stata un’esperienza unica. Trascorrere un momento di tranquillità in un parco e ritrovarsi a giocare a jianzi con un gruppo di allegri signori è un ricordo che portiamo nel cuore. E sorseggiare due litri di tè, scoprendo che, nonostante la frenesia e il baccano che regnano per strada, questa bevanda riesce ancora a regalare qualche ora di relax in case abitate da dolci gatti.
Tra le tante cose da fare e vedere a Pechino, abbiamo selezionato alcune attività che non potete assolutamente perdere e che, per noi, sono dei veri “must” per chi visita la città per la prima volta. Se state organizzando questo viaggio in autonomia, troverete tanti consigli nel nostro articolo dedicato. Se invece preferite affidarvi a me, potete scrivermi o visitare la pagina “Prenota il tuo viaggio”: sarò felicissima di aiutarvi a realizzare il viaggio dei vostri sogni.
Ma ora torniamo a tutte le strabilianti cose da fare e vedere a Pechino, partendo da uno dei nostri parchi preferiti.
Cosa vedere a Pechino: Tiantan Park
Si tratta di un grandissimo complesso di 273 ettari situato nella parte sud-est del centro di Pechino, a circa 3 km a sud della Città Proibita e di Piazza Tiananmen, che noi abbiamo raggiunto a piedi con una piacevole passeggiata. Appena entrati, si percepisce subito l’aria rilassata di questo luogo: anziani che praticano tai chi, che cantano e ballano, e gruppetti che giocano a jianzi. Fate attenzione, perché in pochissimo tempo vi ritroverete anche voi in mezzo alla pista! Se capitate, come noi, di domenica, non sarà difficile ammirare tante ragazze che passeggiano indossando abiti tradizionali. La domenica dona un’atmosfera ancora più rilassata a questo parco, ma porta anche molti più visitatori.
La cosa più importante da vedere in questo parco di Pechino è senza ombra di dubbio il Tempio del Cielo. Questo tempio fu costruito tra il 1406 e il 1420 durante la dinastia Ming, sotto l’imperatore Yongle, lo stesso sovrano che fece costruire la Città Proibita. Il complesso templare era il luogo in cui gli imperatori delle dinastie Ming e Qing si recavano ogni anno per celebrare cerimonie religiose volte a garantire un buon raccolto. Pregavano il Cielo, considerato la divinità suprema, per la prosperità e il benessere del regno.
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Il complesso è composto da diverse sale: Sala delle Preghiere per un Buon Raccolto: L’edificio più iconico e riconoscibile, famoso per la sua cupola rotonda con un tetto a tripla balaustra blu. Altare Circolare (Huanqiu) e la Volta Imperiale del Cielo.
L’intero complesso è stato progettato seguendo rigorosi principi di geomanzia e simbolismo confuciano. Gli edifici principali sono rotondi (simbolo del Cielo) e le piattaforme quadrate (simbolo della Terra), riflettendo l’antica visione cosmologica cinese. È uno dei luoghi da visitare assolutamente a Pechino e, non a caso, dal 1998 è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO per il suo valore storico, architettonico e culturale.
Come arrivare: La stazione più vicina è Tiantandongmen (天坛东门), sulla Linea 5 della metropolitana di Pechino. Dalla stazione, è solo una breve passeggiata fino all’ingresso orientale del parco. Costo del biglietto: 3 Yuan per il parco, 35 Yuan per il Tempio, acquistabili in loco o tramite WeChat.
Città Proibita
Sicuramente è il luogo più iconico di Pechino, quello visto e rivisto in tanti libri e film. Ricordo perfettamente una scena del cartone Mulan, il mio preferito, in cui la giovane guerriera arriva durante i festeggiamenti per la sconfitta degli Unni. Non ho resistito a scattare una foto per unire queste due immagini. Scusate, ma dovevo!
La Città Proibita è un vasto complesso di palazzi imperiali che fu la residenza degli imperatori cinesi delle dinastie Ming e Qing per quasi 500 anni. Si trova nel cuore di Pechino ed è oggi un museo, oltre ad essere uno dei siti storici più visitati al mondo. Occupa una superficie di 72 ettari, interamente circondata da un fossato largo 52 metri e da mura alte 10 metri. Ha una forma rettangolare ed è divisa in due sezioni:
Corte Esterna (Zona Meridionale): la parte pubblica e cerimoniale, dove si svolgevano le funzioni ufficiali e i rituali di Stato. Qui si trovano i palazzi più imponenti e maestosi, utilizzati per le cerimonie e le udienze imperiali. Tra i più importanti ci sono: la Sala della Suprema Armonia (Taihedian), la Sala dell’Armonia Centrale (Zhonghedian) e la Sala della Preservazione dell’Armonia (Baohedian).
Corte Interna (Zona Settentrionale): comprende i Giardini Imperiali. Sul retro della Corte Interna c’è un giardino decorativo utilizzato dall’imperatore per rilassarsi, con padiglioni, rocce ornamentali e una vegetazione curata. Questa è la zona più privata, riservata alla vita quotidiana dell’imperatore e della famiglia imperiale. Contiene gli appartamenti imperiali e le residenze delle concubine. Gli edifici più importanti della Corte Interna includono: il Palazzo della Purezza Celeste (Qianqinggong), il Palazzo dell’Unione e della Pace (Jiaotaidian) e il Palazzo della Tranquillità Terrestre (Kunninggong).
Essendo il luogo più visitato di Pechino, non manca un certo numero di persone che giornalmente lo affollano. Il nostro grande consiglio è di uscire la mattina molto presto e visitarlo all’apertura. Molti degli edifici non sono visitabili all’interno, quindi in circa 3 ore potrete completare la visita. Attenzione: il lunedì è chiusa.
Come arrivare: Impostate sul vostro navigatore Meridian Gate. Costo biglietto: 60 Yuan, acquistabile in loco o sul sito ufficiale una settimana prima.
Piazza Tienanmen
Ok, vi informiamo subito del fatto che per visitare questa piazza dovrete pazientare parecchio. Dalla Città Proibita, per accedere a questa maestosa piazza, abbiamo dovuto superare ben tre metal detector e controlli passaporti. Assurdo? Sì, ma non potete perdervi la visita a questa storica piazza di Pechino, che ha segnato l’intera storia del paese.
Edificata nel 1949, dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, è tristemente famosa per la tragedia del 1989. È per questo che oggi è un luogo altamente sorvegliato. Prende il nome dalla porta omonima, Tiananmen, riconoscibile per il grande ritratto di Mao Zedong. Tra le altre cose da vedere in questa enorme piazza ci sono:
Monumento agli Eroi del Popolo: Un obelisco di granito al centro della piazza, eretto in memoria di coloro che hanno sacrificato la loro vita per la rivoluzione e l’indipendenza della Cina.
Mausoleo di Mao Zedong: Il mausoleo che ospita il corpo imbalsamato di Mao Zedong, il leader della rivoluzione comunista cinese.
Grande Sala del Popolo: Sede del Parlamento cinese, utilizzata per importanti eventi politici e congressi del Partito Comunista Cinese.
Museo Nazionale della Cina: Situato sul lato orientale della piazza, è uno dei più grandi musei del mondo e racconta la storia e la cultura cinese, con particolare attenzione alla storia moderna e alla rivoluzione.
Per accedere alla piazza, oltre ai controlli e all’esibizione del passaporto, dovrete prenotare la visita gratuita tramite WeChat. Fatevi aiutare dal personale del vostro albergo oppure, più semplicemente, potete utilizzare il biglietto per la Città Proibita nella stessa giornata. Noi abbiamo visitato la Città Proibita in mattinata e ci siamo poi recati subito in Piazza Tiananmen, semplificando così l’itinerario di viaggio, dato che sono adiacenti. Metro di riferimento: Qianmen, linea 2.
Beihai Park
Tra le cose imperdibili da vedere a Pechino c’è sicuramente una passeggiata al tramonto al Beihai Park. Tra le fronde dei salici piangenti e le paperelle, avrete modo di osservare i cittadini di Pechino rilassarsi mentre navigano nelle acque del lago Beihai con le loro barchette. Il parco offre diverse attività e luoghi di interesse dove poter trascorrere diverse ore. Noi ci siamo recati poco prima del tramonto e abbiamo raggiunto la Pagoda Bianca, da cui si gode una vista spettacolare su tutto il lago e parte della Città Proibita. La Pagoda si trova su un’isoletta del lago, raggiungibile attraversando un ponte e proseguendo il percorso in salita.
Questo parco era in realtà il giardino imperiale che un tempo faceva parte della Città Proibita. All’interno si trovano altri templi buddisti, come il Tempio Yong’an e il Tempio Chanfu. Oltre a poter noleggiare una barchetta e ammirare il sole che cala, vedrete la città illuminarsi con le colorate lanterne. Poco distante si trova il Lago di Houhai, perfetto per passare la serata tra i tanti locali di street food. Un grande dragone vi darà il benvenuto all’intera area con entrata libera, mentre per il parco Beihai è previsto un biglietto d’ingresso di 10 yuan. Potete valutare di visitarlo in concomitanza con la Città Proibita o la Collina del Carbone.
Hutong da vedere a Pechino
Passeggiare tra gli hutong la mattina presto è l’esperienza che più ha rispecchiato le mie aspettative su questa città. Le piccole botteghe che si preparano ad aprire, le persone che camminano in bici o con i risciò, e il caos e la baldoria che si scatenano dopo qualche ora rendono queste stradine uniche.
Gli hutong sono l’insieme dei vicoli che caratterizzano le antiche abitazioni di Pechino. Si tratta di piccoli condomini al cui centro si trova un giardino, dove vengono condivisi momenti di vita quotidiana. Molti di questi, ancora oggi, non hanno bagni privati, ecco perché troverete tanti bagni pubblici, sempre aperti, gratuiti e ben tenuti. Molte di queste abitazioni tipiche sono state demolite per far posto a moderne strutture, ma è ancora possibile assaporare l’autenticità di questi vicoli. Tra i nostri consigliati ci sono:
Nanluogu Xiang: abbiamo esplorato molto bene questi vicoli, dato che abbiamo deciso di soggiornare qui presso il Peking Youth Hostel, che offre camere matrimoniali con bagno privato, aree comuni e una terrazza dove rilassarsi. Uno degli alloggi che vi consigliamo vivamente per il vostro viaggio a Pechino.
Guozijian: sono i vicoli che nascondono il Tempio dei Lama e il Tempio di Confucio. Noi li abbiamo percorsi alla ricerca della sala da tè dove abbiamo preso parte alla cerimonia del tè. Proprio dietro al Tempio di Confucio si trova Yi Cheng Cha She, un angolo di pace dove potrete fare una degustazione di tè, coccolando la gattina Liu e assaggiando dolci tipici. Vi consigliamo di passare prima per la prenotazione, costo a persona 200 yuan.
Dongxijiaomin Xiang: forse i vicoli più turistici, e quelli che ci hanno colpito meno, ma vi consigliamo comunque di passarci per assaggiare qualche prelibatezza della cucina cinese.
Si sa, in quasi tutti i viaggi c’è sempre qualcosa che non va per il verso giusto. Nel nostro viaggio a Pechino, purtroppo, tra tutte le cose da vedere, il Palazzo d’Estate è stata l’attrazione a cui ho dovuto rinunciare. Era una calda giornata di agosto e, complice la stanchezza e l’arrivo del ciclo, non ero in forze. Ho deciso comunque di raggiungere il Palazzo d’Estate, che dista circa un’ora dal centro di Pechino. Il complesso è molto grande e si estende per chilometri tra templi, foreste e percorsi intorno al grande Lago Kunming.
Mettete inoltre in conto di trovare file sia all’ingresso che all’interno, come spesso accade. Dopo circa mezz’ora dall’entrata, mi sono resa conto di non poter proseguire la visita e ho deciso di tornare in hotel. È qui che vi ricordiamo l’importanza di completare il vostro viaggio con una buona assistenza sanitaria e assicurazione di viaggio, che possa coprire qualsiasi tipo di imprevisto. Noi, da anni, ci affidiamo a HeyMondo. Per incentivarvi a viaggiare sereni, vi lasciamo il nostro sconto del 10% sul vostro prossimo acquisto.
Come sempre, ero partita con un fitto itinerario che comprendeva le meraviglie architettoniche, i giardini e i templi di questo rifugio imperiale, un “piccolo” giardino di soli 290 ettari. Tra cui la scalinata che vi porterà alla Torre della Fragranza di Buddha. Per arrivare qui, vi consigliamo di utilizzare la metro. Il biglietto per l’ingresso generale: 30 yuan.
Le cose da vedere a Pechino sono ancora tante. Ci siamo concentrati su ciò che non può assolutamente mancare nel vostro itinerario, ricordandovi che, se desiderate affidarvi a una Travel Designer per l’organizzazione, la prenotazione o anche solo per avere il vostro itinerario personalizzato con diario di viaggio, potete contattarmi o scrivermi qui. Sarò lieta di realizzare il viaggio dei vostri sogni.
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Bosco Magnano e San Severino Lucano, due nomi e due luoghi che, prima della mia esperienza in questo fantastico Educational Tour, mi erano totalmente sconosciuti. Ma si sa, è proprio grazie ai viaggi che riusciamo ad arricchire la nostra mente e la nostra anima di nuovi saperi e ricordi. Ricordi fatti di sapori, di persone e di tramonti, cullati dalla giostra più lenta del mondo. L’Educational Tour Basilicata si presenta con l’obiettivo di far conoscere una Basilicata più autentica, fatta di tradizioni e antichi mestieri che ancora oggi vengono tramandati di generazione in generazione. È stato un viaggio nella natura, alla scoperta del Parco Nazionale del Pollino, dove abbiamo ammirato paesaggi mozzafiato durante il trekking lungo la Serra di Crispo.
San Severino Lucano è stato il nostro punto di riferimento, il luogo da cui partire e a cui tornare. La nostra giornata è iniziata esplorando le bellezze naturali del Parco Nazionale del Pollino con una fantastica passeggiata nel Bosco di Magnano, per poi concludersi, dopo la visita a San Severino Lucano, con un tramonto spettacolare al belvedere Timpa della Guardia. Vi farò scoprire, tappa dopo tappa, le caratteristiche di questi luoghi.
Murales a San Severino LucanoBosco Magnano
Bosco Magnano
Non c’è modo migliore di iniziare la giornata se non con una bella passeggiata nella natura. Nel Bosco Magnano il telefono non prende, e questo è un bene, perché si riesce davvero a staccare dal resto del mondo. Ci si inoltra nel verde, si ascoltano i movimenti delle foglie di faggio e l’acqua che scorre nei torrenti Frido e Peschiera, che confluiscono poi nel Mar Ionio. Un sussurro soave che fa pensare a un mondo fatato. E chissà che qualche piccolo folletto non fosse davvero lì ad osservarci. Abbiamo avuto modo di conoscere meglio la flora e la fauna di questo bosco grazie alla nostra guida, Leonardo, che si è preso cura di noi.
Abbiamo iniziato il percorso dal mulino, passando sotto antichi ponti in disuso e arrivando alle acque del fiume Peschiera, abitato da granchi e trote. Caratteristiche le formazioni delle marmitte fluviali, che rendono unico il letto del fiume. Tra un alternarsi di piccole e grandi cascate, abbiamo seguito il percorso che si snoda lungo le rive del torrente Peschiera.
Tra alberi di faggio, pioppi e ontani, ogni tanto spuntava qualche fungo. Ed è qui che bisogna fare molta attenzione: i funghi vanno raccolti solo se si ha una conoscenza accurata e si possiede un patentino. Ho potuto constatare con i miei occhi quanto due funghi, apparentemente simili, possano distinguersi per piccolissimi particolari, che possono indurre in errore e portare a consumare quello velenoso. Grazie a Leonardo, ora so che i funghi che presentano macchie sul cappello, o meglio pileo, sono velenosi. In ogni caso, mi limiterò sempre solo a osservarli e a mangiarli quando cucinati da mani esperte.
Addentrandoci nella fitta natura del Bosco di Magnano, abbiamo iniziato a incontrare alcuni dei suoi abitanti. Da piccoli a grandi insetti, fino ai serpenti come la natrice dal collare. Essendo rimasta un po’ indietro rispetto al gruppo, ho avuto modo di osservare questo serpente, totalmente innocuo, sbucare dal lato del sentiero. Mi ha lasciata ammirata per la sua eleganza e bellezza, che sono riuscita a condividere con il gruppo grazie alla rapidità della nostra guida, che è riuscita a fermarlo per farcelo ammirare. Ovviamente, evitate di prendere in mano serpenti o altri animali del bosco.
Dopo chilometri di passeggiata e relax nella natura, era giusto ricaricarci. E quale miglior modo se non con un pranzo ricco di prelibatezze locali da Rist’Oro Pollino? Piatti tradizionali e regionali come il peperone crusco, salumi e formaggi locali, e primi piatti che ci hanno dato fin troppe energie rispetto a quelle bruciate durante la camminata. Il tutto in un contesto che accoglie e coccola. Non oso immaginare come sia in inverno, con il camino acceso! Con il pancino pieno ci avviamo verso San Severino Lucano.
San Severino Lucano
Questo piccolo borgo in provincia di Potenza è avvolto dalla natura rigogliosa e incontaminata del Parco Nazionale del Pollino. San Severino Lucano ha una storia relativamente giovane, che si sviluppa in modo sostanziale a partire dal 1800. Tra briganti e apparizioni di santi, oggi il comune ospita circa 1.400 abitanti, e le sue strade sono animate da vivaci murales. Ad accoglierci sono state le ragazze della Pro Loco, che durante una passeggiata alla scoperta delle caratteristiche architettoniche del paese ci hanno raccontato ogni suo segreto.
Siamo partiti dalla Chiesa di San Vincenzo, dedicata al secondo patrono del paese. Questa chiesa viene utilizzata durante i periodi estivi, poiché la chiesa madre è quella di Maria Santissima degli Angeli, che risale al 1500 e che è stata ricostruita più volte, anche a causa di un terremoto che la portò a essere chiusa per ben 33 anni. Questa chiesa è dedicata alla Madonna degli Angeli, apparsa sul Monte Pollino a un contadino. Infatti, la Madonna, la prima domenica di giugno, viene accompagnata in processione e deposta nel santuario Maria Santissima del Pollino, di cui vi parlo nell’articolo dedicato a Serra di Crispo.
Il borgo è ricco di murales che raccontano la sua storia e le sue tradizioni. Con una passeggiata, potrete scoprirli e scattare qualche foto ricordo, approfittando magari di qualche souvenir culinario da riportare a casa.
Pranzo da Rist’Oro Pollinol’opera di Carsten Höller: RB Ride
Il tramonto a San Severino Lucano va vissuto dal Belvedere Timpa della Guardia. Per arrivare, avrete bisogno dell’auto. Una volta lì, vi attende l’opera di Carsten Höller: RB Ride. Questa grande giostra rotante, dietro il suo aspetto giocoso, nasconde un concetto molto più profondo. Abituati a vivere la giostra come un momento di euforia e adrenalina, ci ritroviamo invece a girare lentamente. A osservare in modo inusuale il paesaggio intorno a noi. A prenderci, con lentezza, quel momento di riflessione che spesso trascuriamo. Dodici navicelle colorate che volano lentamente a 10 metri di altezza su uno scenario che ci ricorda quanto sia importante il contatto con la natura.
Ci siamo ritrovati a correre, saltare, scattare foto e giocare con le luci di una giornata che ci salutava. Una giornata che ci ha riempito il cuore di colori, profumi, storie e che ha racchiuso in uno scatto la bellezza di questo momento. La Basilicata si è fatta conoscere aprendosi piano piano, così come i partecipanti a questo bellissimo Educational Tour.
Spero di avervi, anche questa volta, invogliato a partire alla scoperta di San Severino Lucano, del Parco Nazionale del Pollino e di questa regione che mi ha stupito come non mai. Vi invito, come sempre, a seguirci sui nostri social per non perdere le prossime avventure.
In queste giornate autunnali di pioggia mi tornano in mente alcuni ricordi di viaggio, primo fra tutti il nostro itinerario in Scozia. La pioggia, il vento, le foglie arancioni che decorano gli alberi e una calda tazza di tè sono sicuramente tra gli scenari che meglio ispirano e invogliano a partire per questa destinazione. La Scozia ci ha regalato paesaggi incontaminati, caldi e accoglienti pub, a volte abitati da fantasmi e leggende che ancora incutono un po’ di suggestione. Abbiamo visitato i resti di antichi castelli, assaporato whisky e scoperto come viene prodotto ancora oggi il nettare scozzese.
Siamo partiti dalla città di Edimburgo, tenendola però come tappa finale di questo itinerario in Scozia che siamo felici di condividere con voi in questo articolo. Purtroppo, il tempo a disposizione era poco e abbiamo dovuto tralasciare alcune meraviglie che vi consigliamo di recuperare, tra cui l’isola di Skye. Il nostro itinerario in Scozia prevede ovviamente l’utilizzo di un’auto. Vi abbiamo lasciato alcuni consigli sul noleggio e sull’organizzazione del viaggio nel nostro articolo dedicato. Una volta che avrete tutte le informazioni essenziali, non resta che lavorare sull’itinerario.
Castello di Stalker
Come detto, siamo arrivati con un volo diretto a Edimburgo, città da cui siamo poi ripartiti. Edimburgo è sicuramente la scelta migliore e la più comoda per andare alla scoperta della Scozia. Qui di seguito vi lasciamo una mappa del nostro on the road, con alcuni suggerimenti sui luoghi dove assaporare le migliori prelibatezze culinarie di questa terra.
Pronti a prendere appunti?
Prima tappa dell’itinerario in Scozia: Inverness
Siamo arrivati nella capitale delle Highlands che era già buio. Ci siamo rifugiati nel nostro ostello, il Bazpackers, in una posizione ottima per parcheggiare l’auto e visitare la cittadina a piedi. Subito ci siamo diretti ad assaggiare il primo e indiscusso piatto scozzese per eccellenza: l’haggis. Molti di voi preferirebbero forse non sapere come viene preparato questo piatto tradizionale, che oggi ha numerose varianti, tra cui anche quelle vegane. Vi lasciamo il piacere di scoprirlo da soli! Sicuramente dovete provarlo in uno dei migliori ristoranti scozzesi: Urquhart’s Restaurant. Vi consigliamo di prenotare e di assaggiare anche il salmone. Per un dopocena con un primo assaggio di whisky scozzese, vi segnaliamo: The Castle Tavern.
La mattina seguente abbiamo avuto modo di conoscere meglio Inverness, non prima di aver gustato uno scone appena sfornato con marmellata artigianale in un luogo molto particolare: VelocityCafé & Bicycle Workshop. Con la pancia piena, ci siamo diretti alla scoperta di alcune delle tappe imperdibili di questa cittadina.
Colazione da VelocityCafé & Bicycle WorkshopPaesaggi scozzesi lungo la strada
Passeggiando per le sue stradine, tra case con porte colorate ed edifici in pietra, non potete mancare di visitare:
Castello di Inverness, risalente al 1800, è sicuramente tra i più recenti della zona. Sebbene non sia aperto al pubblico, offre una vista panoramica spettacolare sulla città e sul fiume Ness. È attualmente utilizzato come sede giudiziaria, ma ci sono progetti per trasformarlo in una destinazione turistica nei prossimi anni.
Old High Church, la chiesa più antica della città, risale al XII secolo. Si trova in una posizione suggestiva lungo il fiume Ness ed è un luogo di grande importanza storica. Durante il periodo giacobita, veniva usata come prigione e luogo di esecuzione.
Victorian Market, il famoso mercato coperto, è un angolo di storia e tradizione nel cuore di Inverness. Costruito alla fine del XIX secolo, ospita una varietà di negozi locali, tra cui artigianato, gioielli, caffetterie e negozi di souvenir, perfetti per chi cerca un’esperienza autentica.
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Haggis da Urquhart’s Restaurant
Inverness Museum and Art Gallery è il luogo ideale per gli amanti dell’arte e della storia. Qui potrete esplorare la storia delle Highlands, dalle epoche preistoriche fino all’era moderna, e ammirare una collezione d’arte che include opere di artisti locali.
Moray Firth è il punto di partenza ideale per un’escursione in barca, dove potrete sperare di avvistare delfini, foche e persino squali elefante, che vivono in questo affascinante fiordo. Le acque del Moray Firth sono note per essere uno dei migliori luoghi del Regno Unito per l’osservazione dei delfini tursiopi.
Da Inverness parte il Great Glen Way, un percorso lungo 124 km che vi condurrà fino a Fort William, seguendo la costa atlantica. Questo cammino attraversa alcune delle aree più spettacolari delle Highlands, costeggiando laghi famosi come il Loch Ness e passando attraverso foreste, colline e piccoli villaggi. È un’ottima opzione per chi ama il trekking, con percorsi adatti sia agli escursionisti esperti che ai principianti. Noi abbiamo percorso la strada parallela lungo la A82, ma speriamo un giorno di poter affrontare questo cammino con la giusta tranquillità.
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Castello di Urquhart
Sicuramente uno dei paesaggi più suggestivi che abbiamo incontrato lungo il nostro itinerario in Scozia. Si trova nei pressi della cittadina di Drumnadrochit. In realtà, non aspettatevi un castello intatto, ma solo delle rovine. Forse è proprio questo fascino decadente e misterioso a rendere il luogo unico. Conoscendone la storia, capirete perché, purtroppo, le sue condizioni sono così compromesse.
Arrivati al visitor centre, sarete accolti in una sala video, dove grazie a un piccolo documentario potrete comprendere meglio la storia del castello e le sue leggende. Come ogni castello scozzese che si rispetti, anche Urquhart ha il suo fantasma! Il paesaggio, che in autunno si tinge di arancio, è tra i più belli visti in questo viaggio on the road, anche perché il lago di Loch Ness aggiunge un tocco di mistero a tutto.
Biglietto d’ingresso: £13. Aperto dalle 9:30 alle 16:30. Controllate sempre gli orari sul sito ufficiale per eventuali chiusure o variazioni di programma.
Castello di Urquhart
Fort Augustus
Lungo la strada ci sono molti punti panoramici dove fermarsi per ammirare il paesaggio e tentare di avvistare il famoso mostro che si dice abiti il lago di Loch Ness: Nessie. Si narra che il primo avvistamento di questa misteriosa creatura risalga al 566 d.C., quando avrebbe divorato un pescatore, di cui furono ritrovati solo alcuni resti. In tempi più recenti, l’ultimo avvistamento documentato risale al 1933, anno in cui Robert Kenneth Wilson scattò una famosa fotografia, anche se la veridicità di quelle immagini è ancora molto discussa. Noi non siamo riusciti a vedere nulla, ma chissà, forse qualcuno di voi sarà il prossimo a scorgere il misterioso mostro! Se siete interessati a scoprire meglio la sua storia e le leggende legate a questa creatura, inserite una tappa al Loch Ness Centre and Exhibition.
Fort Augustus è il luogo perfetto per fare una sosta, mangiare qualcosa e rilassarsi sulle rive del lago, prima di riprendere il cammino o il viaggio in auto. Un momento suggestivo è stato quando un ragazzo in kilt ha arricchito lo scenario suonando la cornamusa, creando un’atmosfera magica che ha incarnato perfettamente la mia idea di Scozia. Potete trovare un video di questo momento sulla nostra pagina Instagram, dove vi suggeriamo di seguirci per non perdere le nostre prossime avventure.
Quando si parla di Scozia, è inevitabile nominare uno degli iconici personaggi del Regno Unito: Harry Potter. Molti dei luoghi che hanno ispirato J.K. Rowling e che poi hanno fatto da scenografia ai film sono sparsi proprio tra le Highlands scozzesi. E io, da brava Potterhead, non potevo non segnarne e visitarne alcuni.
Il Viadotto di Glenfinnan è famoso per l’iconica scena in cui il treno per Hogwarts passa sbuffando fumo. Il treno esiste davvero e si chiama Jacobite Steam Train. È possibile salire a bordo e percorrere il suggestivo tragitto panoramico che da Fort William vi porta fino a Mallaig. Purtroppo, le corse non sono attive tutto l’anno: durante il periodo invernale, infatti, il treno non circola, perché le corse vengono sospese. Indovinate un po’ chi è capitata proprio in questo periodo? E perché proprio Stefania? Come sempre, cerco di prenderla con filosofia e penso che tornerò presto, pronta a salire anche io sul mio Hogwarts Express.
Viadotto di Glenfinnan
Controllate le date di partenza e fine delle corse sul sito ufficiale, dove potete anche acquistare i biglietti. Il consiglio è quello di fare il viaggio in treno e poi tornare qui per vedere il passaggio del treno sul viadotto, rendendo l’esperienza ancora più magica. Dato il periodo e la mancanza del treno, non abbiamo trovato nessuno. Preparatevi, però, a incontrare tanti fan del piccolo mago durante la stagione di attività del treno.
Per arrivare qui, vi conviene parcheggiare l’auto nel parcheggio vicino alla stazione e percorrere il sentiero segnalato. Fate attenzione, perché se, come noi, capitate durante la pioggia, il terreno può essere molto scivoloso. Una volta arrivati in cima, godetevi il paesaggio e aspettatevi di salutare i prossimi studenti in partenza per Hogwarts!
Fort William
Siamo arrivati in questa cittadina, che segna la tappa finale della Great Glen Way, a metà circa del nostro itinerario in Scozia. Per recuperare le energie, ci siamo immersi nei suoi storici pub, vivendo l’allegria e l’atmosfera festosa della gente del posto. Primo fra tutti, il The Crofter, dove abbiamo cenato e assaporato piatti tradizionali. Per gustare alcune delle birre artigianali locali, non potete perdervi una visita al Black Isle Bar. Vi troverete di fronte a una chiesa… sì, siete nel posto giusto! Una volta varcata la soglia, sarete avvolti dal calore di questo luogo caratteristico, animato da musica dal vivo che rende le serate davvero speciali.
La mattina seguente abbiamo passeggiato per le pittoresche stradine, visitando la splendida Cattedrale di St. Andrew e il West Highland Museum, ricco di storia e curiosità sulle Highlands. Dopo una piacevole visita, eravamo pronti a ripartire per una nuova giornata sotto la pioggia scozzese, che ormai accompagnava fedelmente il nostro viaggio.
Qui abbiamo soggiornato alBerkeleyHouse, con parcheggio privato e in pieno centro.
Vi ricordiamo di mettere sempre in valigia una buona polizza viaggio che copra qualsiasi imprevisto di salute o eventuali cancellazioni del viaggio. Noi ci affidiamo a HeyMondo e abbiamo per voi uno sconto del 15%. Approfittatene e viaggiate in sicurezza e tranquillità anche voi.
Oban
Sicuramente il nome di questa cittadina affacciata sulla costa atlantica vi farà pensare a uno dei whisky scozzesi più famosi. Infatti, non a caso abbiamo approfittato per visitare la celebre distilleria di Oban. La cittadina è nota anche per essere un punto di partenza ideale per esplorare le isole scozzesi. Dopo una passeggiata per il porto, ci siamo diretti alla Oban Distillery. Abbiamo acquistato i biglietti sul posto, £24, che includevano la degustazione di tre diversi whisky. Ricordate che, se guidate, non dovete bere! Potete chiedere che il vostro assaggio venga imbottigliato, così da poterlo gustare a casa in totale tranquillità.
La visita guidata dura circa un’ora, durante la quale potrete esplorare tutte le sale della distilleria e seguire, passo dopo passo, il processo che trasforma il malto in whisky. È stata un’esperienza molto interessante, persino per me che non capisco nulla di whisky, né sono una grande bevitrice. Riccardo, invece, ne è rimasto entusiasta!
Dopo la visita, ci siamo concessi un pasto veloce con l’immancabile fish and chips diNories, un famoso locale che serve questo piatto tipico ogni giorno fino alle 21:30.
Glasgow
Eravamo abbastanza incerti se inserire Glasgow nel nostro itinerario in Scozia, ma è diventato inevitabile quando abbiamo scoperto che qui avrebbe suonato uno dei nostri gruppi preferiti: i Fontaines D.C.
Siamo arrivati in serata, giusto in tempo per il concerto alla O2 Academy Glasgow, una famosa sala concerti. Glasgow non ha la migliore reputazione in termini di sicurezza, infatti è spesso tra le città con il più alto tasso di criminalità del Regno Unito. Soprattutto di sera, è meglio sapere dove e come spostarsi. Uber può essere una buona alternativa al camminare a piedi. Dopo il concerto, ci siamo concessi una birra nel pub più infestato della città, The Scotia Bar. Tra musica dal vivo e chiacchiere con i suoi abitanti, ci siamo imbattuti in un simpatico cagnolino che, direttamente al bancone, beveva dalla sua ciotola. Abbiamo notato, durante i nostri numerosi viaggi nel Regno Unito, che si tratta di un paese molto pet-friendly, tanto che non vediamo l’ora di portare qui anche Nanà.
Fish and chips da NoriesNecropoli di GlasgowStreet art di Glasgow
La mattina seguente abbiamo fatto un piccolo tour dei murales più belli di Glasgow, sparsi in tutta la città, autentiche opere di street art. Potete trovare una mappa completa dei murales online. Una delle cose più insolite da non perdere a Glasgow è il cimitero monumentale The Necropolis, da cui si può godere di una vista panoramica sulla città. È un luogo in cui famiglie e giovani si recano quotidianamente per passeggiare e trascorrere del tempo, come fosse un normale parco cittadino. Amando già di mio la tranquillità e la bellezza dei cimiteri, non potevo perdermi questo. L’ingresso è gratuito.
Tra le altre cose da vedere per scoprire le bellezze di questa città, vi consigliamo: la Cattedrale di Glasgow, situata proprio di fronte all’ingresso della Necropoli, una passeggiata nella famosa via dello shopping, Buchanan Street, una visita alla Burrell Collection, ai Glasgow Botanic Gardens, alla Kelvingrove Art Gallery and Museum, e non dimenticate una vista panoramica dall’alto del The Lighthouse.
Siamo curiosi di conoscere la vostra opinione su questa città, che, tutto sommato, non ci ha poi così tanto delusi. Abbiamo soggiornato al Glades House, comodo per posizione e parcheggio e camere arredate in pieno stile scozzese.
Falkirk
Tuttavia, una sosta che non dovrebbe mancare nel vostro viaggio in Scozia è quella dedicata alle iconiche sculture dei Kelpies. Queste due imponenti teste di cavallo, realizzate dall’artista Andy Scott e inaugurate nel 2013, sono alte circa 30 metri e rappresentano una delle opere d’arte contemporanee più famose del paese.
I Kelpies si trovano all’interno del The Helix Park, un’area verde che abbiamo avuto la fortuna di visitare durante un raro momento di sole che la Scozia ci ha regalato in quei giorni. Questo parco è perfetto per passeggiate, giri in bicicletta e attività all’aperto, offrendo una cornice ideale per ammirare queste monumentali sculture.
Le sculture non sono solo impressionanti per le loro dimensioni, ma anche per il loro significato simbolico: rappresentano la forza e il lavoro dei cavalli che un tempo erano essenziali nella vita agricola e industriale scozzese. Oltre a questo richiamo storico, le Kelpies incarnano anche la mitologia scozzese, ispirandosi alle leggendarie creature acquatiche che abitavano fiumi e laghi.
Vale sicuramente la pena fermarsi qui, anche solo per scattare una foto ricordo con quest’opera d’arte che è ormai diventata uno dei simboli moderni della Scozia.
The KelpiesVista dal Castello di Edimburgo
Edimburgo
Tappa finale del nostro itinerario in Scozia, Edimburgo merita di essere esplorata con calma. Vi racconteremo nel dettaglio tutte le cose da fare e da non perdere nella capitale scozzese in un articolo dedicato. Per ora, vi anticipiamo solo che sarà un’esperienza davvero magica.
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Come sempre, speriamo di avervi ispirato e aiutato nell’organizzazione del vostro prossimo itinerario in Scozia. Ci sono molte cose da vedere e fare, ma tutto dipende dal tempo a disposizione. Per questo motivo, vi consigliamo di concedervi almeno una settimana piena per scoprire i suoi paesaggi iconici, immergervi nelle sue leggende e assaporare le sue specialità culinarie, lasciando da parte i pregiudizi e gustando l’essenza di questo paese… magari con un goccio di whisky!
L’autunno in Scozia ci ha regalato colori spettacolari, e siamo davvero felici del nostro itinerario. Speriamo però, la prossima volta, di visitarla con qualche raggio di sole in più e, chissà, magari di avvistare anche qualche unicorno che salta tra le verdi pianure. Per chi non lo sapesse, l’unicorno è l’animale simbolo della Scozia, un paese che continua a sorprenderci e a farci vivere momenti magici.
Tra le esperienze più belle vissute in questi giorni in Basilicata, la più avventurosa ed emozionante è stata sicuramente il trekking sulla Serra di Crispo. Tra risate, scivolate, paesaggi spettacolari e brindisi in vetta, questo trekking ha segnato l’unione del gruppo con cui ho partecipato al Basilicata Slow Educational Tour, organizzato daViaggi del Milione e Basilicata Turistica.
La Serra di Crispo, una delle vette più spettacolari del Parco Nazionale del Pollino, è una meta imperdibile per gli amanti del trekking. Situata tra Basilicata e Calabria, questa montagna offre panorami mozzafiato, una flora straordinaria e una delle formazioni naturali più suggestive: il Giardino degli Dei, dominato dalla presenza millenaria del Pino Loricato. In questa guida esploreremo dove si trova, come arrivare e cosa portare con sé per affrontare al meglio questa avventura.
Una cosa che non dovrà assolutamente mancare? Un gruppo di compagni fantastici, come quelli che mi hanno accompagnato in questa incredibile esperienza!
Dove si trova la Serra di Crispo
La Serra di Crispo si trova nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, un’area protetta che copre circa 192.000 ettari tra le regioni di Basilicata e Calabria. Questa catena montuosa è famosa per la sua natura selvaggia e incontaminata, e per la presenza del Pino Loricato, simbolo del parco. Il pino loricato è noto per la sua straordinaria longevità, potendo vivere fino a 1.000 anni. Alcuni esemplari possono superare anche questo limite, diventando veri e propri monumenti naturali. La corteccia spessa e rugosa, con il suo aspetto distintivo, rende il pino loricato un elemento caratteristico del paesaggio del Pollino. Gli esemplari più antichi sono spesso avvolti in leggende e tradizioni locali. La Serra di Crispo è una delle vette più alte, raggiungendo i 2.053 metri di altitudine. La zona è rinomata per il suo incredibile Giardino degli Dei, un altopiano roccioso ornato da questi alberi secolari, che offre una vista unica sul mar Ionio e sul massiccio del Pollino.
Questo vero e proprio giardino è il luogo perfetto per riposarsi e ricaricarsi una volta arrivati in vetta. Vino e taralli lucani ci hanno ridato le forze per proseguire il percorso e tornare poi al Rifugio Pino Loricato.
Come arrivare e quando andare
Per raggiungere la Serra di Crispo, uno dei punti di partenza più popolari è il Rifugio Pino Loricato, da cui siamo partiti anche noi. Il Rifugio è situato a circa 1500 metri di altitudine. Da lì, seguendo le indicazioni, si può intraprendere il trekking che porta al Giardino degli Dei. Il percorso, di difficoltà media, dura circa 2-3 ore a seconda del ritmo, e offre paesaggi incantevoli tra boschi di faggi e ampi prati d’altura. Il periodo ideale per questo trekking va da maggio a settembre, quando le condizioni meteo sono favorevoli e il sentiero è ben praticabile. In estate, la zona si riempie di fiori di campo, rendendo il paesaggio ancora più spettacolare.
Noi abbiamo affrontato questo trekking accompagnati da due Guide Ambientali Escursionistiche, che ci hanno fatto scoprire le meraviglie del bosco e garantito tranquillità durante il percorso. Conoscono alla perfezione questo territorio e sapranno arricchire la vostra esperienza con informazioni sulla vegetazione, i funghi e gli animali che incontrerete lungo la strada. Se anche voi volete sentirvi sicuri e guidati in questa avventura, soprattutto se non siete esperti di trekking, vi consiglio di affidarvi a Leonardo. E non dimenticate di chiedergli una barzelletta durante le soste in vetta!
Cosa portare con sé
Il trekking sulla Serra di Crispo richiede una preparazione adeguata e l’equipaggiamento giusto. È fondamentale indossare scarpe da trekking resistenti, poiché il terreno è variegato e spesso roccioso. Portare dei bastoncini da trekking può facilitare la salita, soprattutto nei tratti più ripidi. Data l’assenza di fonti lungo il percorso, è essenziale avere con sé abbondante acqua e qualche spuntino energetico. Non dimenticate la crema solare e un cappello, poiché a queste altitudini il sole può essere molto forte, specialmente nelle ore centrali della giornata. Un leggero giacchetto a vento è utile per proteggersi dalle correnti fredde in vetta, anche durante i mesi più caldi. La prima parte del percorso, che attraversa il bosco, è molto ombreggiata, quindi una felpa può risultare utile. Infine, portate con voi una macchina fotografica o uno smartphone, perché i panorami sono indimenticabili e meritano di essere catturati!
Dove mangiare dopo il trekking a Serra di Crispo
Dopo la grande fatica, è stato bellissimo brindare al Rifugio Pino Loricato, che offre cibo locale ottimo. Per concludere la giornata in bellezza, dirigetevi verso il Santuario di Maria Santissima del Pollino. Si tratta di un luogo di pellegrinaggio, la cui origine risale al 1700, quando la Vergine apparve a un pastore proprio in questo preciso luogo. L’effige della Madonna del Pollino viene portata qui da San Severino nel periodo che va dalla prima settimana di luglio alla prima di settembre, quando il santuario si anima di pellegrini e feste.
Arrivati sotto la statua di bronzo, opera dell’artista Daphné Du Barry, sedetevi e ammirate il paesaggio, ringraziando questa terra per le emozioni che vi ha regalato.
Questa esperienza in Basilicata ha reso magica questa avventura in una regione che, purtroppo, conosco ancora molto poco. La nostra precedente avventura in questa terra è stata la visita a Matera la scorsa estate, città di cui viabbiamo parlato qui.
Il mio viaggio in Basilicata è solo all’inizio. Vi consiglio, come sempre, di seguirci sui social per non perdere le prossime avventure!
Ci sono luoghi che rimangono impressi nella memoria e Tharros è sicuramente uno di questi. Da piccola ricordo le passeggiate qui tra quelle due colonne che incorniciano lo splendido panorama sul Golfo di Oristano. Sembrano quasi voler tuffarsi nel mare, a protezione di una città che un tempo fu fulcro di vita e commercio. Per me, da bambina, questo posto era la “città sommersa” e, in effetti, in parte lo è.
Salendo sulla torre spagnola di San Giovanni, si può comprendere quanto la posizione di Tharros fosse strategica e importante. La vista a 360 gradi sulla penisola del Sinis e sul Golfo di Oristano è mozzafiato; se guardate attentamente, sono sicura che vedrete qualche delfino salutarvi dalle acque cristalline.
Ma ora, scopriamo insieme la storia di Tharros e come visitare il suo sito archeologico.
Tharros: la sua storia
Tharros è una città con una storia affascinante e a tratti misteriosa. Fondata dai Fenici intorno all’VIII secolo a.C., Tharros divenne rapidamente un importante centro commerciale e culturale, grazie alla sua posizione strategica con il mare su entrambi i lati. Con il passare del tempo, la città passò sotto il controllo dei Cartaginesi e, successivamente, dei Romani, raggiungendo il suo apice durante l’epoca imperiale. Era famosa per le sue necropoli, i templi dedicati alle divinità e i centri termali, che ne testimoniavano la vitalità e il prestigio.
Tuttavia, con il declino dell’Impero Romano e l’arrivo dei popoli barbarici, Tharros subì un lento abbandono. Nel Medioevo, l’area subì una nuova trasformazione: durante il periodo aragonese e poi spagnolo, la penisola del Sinis e Tharros divennero strategicamente importanti, grazie alla loro posizione marittima. I conquistatori spagnoli eressero la torre di San Giovanni nel XVI secolo per difendere la costa dalle incursioni piratesche. Questo periodo segnò un nuovo capitolo nella storia di Tharros, ma la città rimase in gran parte disabitata e le sue antiche strutture iniziarono a deteriorarsi.
Tharros fu riscoperta nel XIX secolo, quando iniziarono gli scavi archeologici che portarono alla luce le sue straordinarie rovine. I lavori, condotti da archeologi italiani e stranieri, tra cui Gennaro Pesce, rivelarono una vasta area di strutture antiche.
Oggi, Tharros è un sito archeologico di grande rilevanza, visitato da turisti e studiosi provenienti da tutto il mondo. Il sito è ben conservato e offre un percorso di visita che consente di esplorare le diverse aree dell’antica città, con pannelli informativi che raccontano la sua storia. Le rovine, in parte sommerse, evocano un’atmosfera suggestiva, mentre il paesaggio circostante, con il mare cristallino e le spiagge, aggiunge ulteriore fascino al luogo. Le autorità locali si sono impegnate a preservare e valorizzare il sito, garantendo così che la storia di Tharros continui a essere raccontata e apprezzata dalle future generazioni.
Cosa vedere nell’area archeologica
L’area archeologica di Tharros offre una varietà di siti affascinanti da esplorare, ognuno dei quali racconta una parte della sua ricca storia. Tra le principali attrazioni ci sono le imponenti colonne dei templi, che svettano verso il cielo e offrono una vista spettacolare sul mare. Un piccolo spoiler: si tratta di una ricostruzione effettuata negli anni ’60 del secolo scorso, e ammetto che anche io sono rimasta un po’ delusa.
È caratteristico e di grande avanzamento ingegneristico per l’epoca la presenza di un impianto fognario coperto. Le necropoli testimoniano le pratiche funerarie degli antichi abitanti e i resti di abitazioni e edifici pubblici, come le terme romane, rivelano il livello di benessere della città. Ho scoperto una cosa a cui non avevo mai pensato: non essendo un luogo termale come, ad esempio, Roma, l’acqua delle terme era semplicemente scaldata all’interno di grandi fornaci. Ecco perché vi consiglio fortemente di effettuare il tour con una guida, per scoprire tante particolarità che da soli difficilmente potreste conoscere.
Se arrivi in Sardegna in aereo e hai bisogno di un’auto per esplorare l’isola in totale libertà, DiscoverCars è una delle soluzioni più comode e vantaggiose. Confronta le migliori offerte di noleggio, scegli la categoria che fa per te e approfitta di un ottimo rapporto qualità-prezzo, spesso con copertura inclusa. Perfetto se vuoi spostarti da una spiaggia all’altra, raggiungere borghi meno turistici o semplicemente goderti il viaggio senza pensieri.
Un altro luogo di grande interesse è il centro nuragico di Su Murru Mannu, situato nelle vicinanze. Questo complesso, risalente all’età del bronzo, offre un’opportunità unica per approfondire la storia della Sardegna prima della fondazione di Tharros. Qui potrete ammirare le tipiche torri nuragiche e i resti di antiche strutture che parlano di una civiltà sofisticata e ben organizzata. La visita a Su Murru Mannu arricchisce l’esperienza a Tharros, permettendo di comprendere meglio le diverse fasi storiche e culturali della regione.
Inoltre, seguendo i sentieri ben segnalati all’interno dell’area, avrete l’opportunità di immergervi nella bellezza naturale del paesaggio circostante, con panorami mozzafiato sul Golfo di Oristano e sul mare cristallino, soprattutto salendo sulla torre spagnola di San Giovanni. Ogni angolo di Tharros racconta una storia, rendendo la visita un’esperienza indimenticabile.
Come visitarla e i biglietti
Come vi dicevo in precedenza, la visita guidata è la scelta migliore per scoprire appieno la storia di questo luogo e non solo. La nostra guida è riuscita a farci conoscere tanti aspetti riguardanti Tharros, ma soprattutto il periodo storico di riferimento, ricollegandoci a Roma e all’intero impero romano. Ci ha svelato particolari a cui da soli non avremmo fatto caso. Per esempio, osservando attentamente la grande strada principale, il Cardo Massimo, potrete ancora vedere i segni dei carri lasciati sulle grandi lastre di basalto. Dopo la visita guidata, potrete proseguire in autonomia per esplorare l’intero vasto sito archeologico, scoprendo la parte delle necropoli, la torre spagnola di San Giovanni e, se avete tempo, percorrere l’intera penisola fino a raggiungere il Faro di Capo San Marco.
Il sito è aperto tutti i giorni dalle 09:00 alle 20:00 nel periodo estivo e dalle 09:00 alle 17:00 in quello invernale. Controllate gli orari sul sito ufficiale. Il biglietto d’ingresso al solo sito archeologico è di 9,00€, mentre l’ingresso al sito archeologico più la torre spagnola costa 11,00€.La visita guidata è gratuita e si svolge circa ogni ora, un ottimo motivo per non perderla. Se volete completare la vostra conoscenza della storia di questa città, vi consiglio di aggiungere una visita al Museo Civico Giovanni Marongiu a Cabras, che è molto vicino. Inoltre, non perdete l’occasione di visitare la Chiesa di San Giovanni di Sinis e il Villaggio di San Salvatore, dove troverete l’Ipogeo e la chiesa di San Salvatore. Se volete sapere di più anche sulle spiagge della zona potete leggere il nostro articolo sulle spiagge della provincia di Oristano.
Se invece desiderate vivere un’esperienza insolita, potete salire a bordo del Trenino di Tharros, partendo dalla Chiesa di San Giovanni di Sinis.
Dove si trova l’antica città di Tharros
Questa antica città è facilmente accessibile, sia in auto che con mezzi pubblici. Se viaggiate in auto, potete percorrere la SS131 da Cagliari in direzione di Oristano, seguendo poi le indicazioni per Cabras e proseguendo verso la penisola del Sinis. Da Oristano, la SS292 vi condurrà direttamente al sito archeologico. In alternativa, ci sono autobus che collegano Cagliari a Oristano, con un successivo servizio per Cabras. Per chi preferisce esplorare in bicicletta, la zona offre percorsi panoramici che permettono di godere della bellezza del paesaggio circostante. Una volta arrivati, troverete un centro visitatori dove potrete acquistare i biglietti per l’ingresso all’area archeologica e ricevere informazioni utili per la vostra visita. I parcheggi sono a pagamento e questo rappresenta un piccolo inconveniente, considerando i costi elevati, ma ne vale davvero la pena.
Inoltre, una volta qui, non perdete l’occasione di fare un tuffo nella bellissima spiaggia di San Giovanni di Sinis, che offre anche un’area dog beach, o nella spiaggia di Capo San Marco.
Visitare questo luogo mi rende sempre felice e mi riporta alla mia infanzia. Oggi, mi fa capire quanto la storia di alcuni luoghi sia destinata a vivere per sempre, nonostante alti e bassi. Se vi sembrerà che di questa antica città sia rimasto poco, in realtà c’è davvero tanto da scoprire e imparare. E se vi siederete accanto alla torre spagnola, magari durante il tramonto, con i capelli mossi dal vento e la brezza del mare, avrete la possibilità di vedere i delfini saltare tra le onde, festeggiando ancora le antiche glorie di Tharros. Sì, lo so, sono una romanticona, ma fidatevi, mi darete ragione quando anche voi vi troverete di fronte a questa meraviglia. E voglio sapere quanti delfini siete riusciti a contare!
Vi aspettiamo come sempre sui nostri social per non perdervi le prossime avventure.
La Grande Muraglia Cinese era uno dei sogni segnati sulla nostra wishlist da un bel po’. Ogni tanto, passando e leggendo il suo nome, immaginavo il giorno in cui sarei riuscita a vederla snodarsi lungo la cresta delle montagne cinesi e tornata, mettere un tick sulla wishlist. Ma non avrei mai immaginato la sensazione di stupore e il “wow” che mi è rimasto strozzato in gola quando finalmente sono riuscita a realizzare questo sogno. Realizzare i sogni non è sempre facile e organizzare questo viaggio in Cina ha richiesto un bel po’ di impegno e preparazione ma se come noi, intendete fare tutto da soli, vi lasciamo alcuni dei nostri consigli pre-partenza.
Intanto, qui vi raccontiamo come raggiungere la sezione della Grande Muraglia Cinese di Mutianyu partendo dalla città di Pechino. Tranquilli, è facilissimo. Ma iniziamo con un po’ di storia.
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La Grande Muraglia Cinese è una delle strutture più iconiche e straordinarie della storia umana, simbolo di ingegno architettonico e perseveranza. Ho scoperto questo monumento affascinante grazie al mio cartone animato preferito, Mulan, quando ero piccolina, e da allora è diventato uno dei luoghi che dovevo assolutamente visitare.
La costruzione della muraglia iniziò nel III secolo a.C. sotto la dinastia Qin, per volere dell’imperatore Qin Shi Huang, noto anche per aver ordinato la creazione dell’imponente esercito di terracotta. Forse si potrebbe pensare che avesse una certa mania di grandezza! L’intento principale era quello di proteggere il giovane impero dalle incursioni dei popoli nomadi del nord. Tuttavia, la muraglia che conosciamo oggi è il frutto di secoli di lavori e ampliamenti, realizzati da diverse dinastie, tra cui i Han e i Ming. Con una lunghezza che supera i 13.000 chilometri, la Grande Muraglia non è solo una meraviglia architettonica, ma anche un testimone silenzioso delle sfide militari, delle trasformazioni politiche e delle conquiste culturali della Cina. Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1987 e inclusa nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno.
Le sezioni visitabili
Data la sua antichità e la sua vasta estensione, risulterebbe lunga 8 851 km, oggi non tutta la Grande Muraglia Cinese è visitabile. Alcune sezioni sono state abbandonate e progressivamente inglobate dalla natura. Altre, invece, sono diventate veri e propri punti turistici che attraggono milioni di visitatori ogni anno. Questo significa che, da un lato, si può rischiare di incorrere in difficoltà esplorando le parti più antiche e poco accessibili e immerse nella natura, oppure si può camminare sui tratti ristrutturati tra la folla di turisti. Tuttavia, esistono alcuni punti in cui è possibile trovare un equilibrio tra le due esperienze. Intanto, vediamo come è suddivisa oggi la Grande Muraglia Cinese.
Ecco alcune delle sezioni più visitabili e popolari:
Badaling: Questa è la sezione più famosa e ben conservata della Grande Muraglia, situata a circa 70 chilometri a nord di Pechino. È altamente sviluppata per i turisti, con infrastrutture come funivie e percorsi ben mantenuti, rendendola ideale per i visitatori. Tuttavia, è anche la più turistica e presa d’assalto quotidianamente.
Mutianyu: Anche questa sezione è ben conservata e si trova a circa 80 chilometri a nord di Pechino. È meno affollata rispetto a Badaling e offre panorami spettacolari e una funivia che porta i visitatori fino alla muraglia. La sezione della Grande Muraglia Cinese di Mutianyu è inoltre nota per la sua vegetazione lussureggiante ed è qui che concentreremo la nostra attenzione nel resto dell’articolo essendo la parte da noi visitata.
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Jinshanling: Questa sezione è famosa per il suo stato relativamente intatto e per la bellezza dei paesaggi circostanti. Situata a circa 130 chilometri a nord-est di Pechino, offre un’esperienza più autentica e meno turistica rispetto a Badaling e Mutianyu.
Simatai: Vicina a Jinshanling, Simatai è conosciuta per la sua architettura originale e le spettacolari vedute montane. Questa sezione offre anche percorsi notturni e la possibilità di camminare sulla muraglia durante il tramonto.
Huanghuacheng: Questa sezione è interessante per la sua posizione unica, che include tratti di muraglia che si estendono sopra e sotto l’acqua, creando un effetto pittoresco con i laghi circostanti. Si trova a circa 85 chilometri a nord di Pechino.
Gubeikou: Questa sezione meno restaurata è situata a circa 120 chilometri a nord-est di Pechino ed è ideale per chi cerca un’esperienza più avventurosa e meno turistica. I percorsi qui sono più impegnativi e l’area è meno affollata.
Jiankou: Conosciuta per le sue sezioni molto ripide e non restaurate, Jiankou è un’opzione per i più avventurosi. Si trova a circa 70 chilometri a nord di Pechino e offre viste spettacolari, ma è importante essere preparati per un’escursione impegnativa. Abbiamo avuto modo di ascoltare l’esperienza di una coppia conosciuta in viaggio, che ci ha mostrato foto e video di questo tratto. Diciamo che vi consigliamo di avventurarvi qui solo se intendete mettere alla prova la validità della vostra assicurazione medica.
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Grande Muraglia Cinese di Mutianyu: come arrivare
Abbiamo subito deciso che la sezione della Grande Muraglia Cinese di Mutianyu sarebbe stata la nostra scelta. Avevamo programmato di arrivare nel pomeriggio con il servizio DiDi, che ci aveva calcolato circa 250 RMB (31€), ma, ahimè, a causa di problemi con Alipay abbiamo dovuto rivedere i nostri piani all’ultimo momento. Dato che era ormai tardo pomeriggio e domenica, alla fine abbiamo optato per un taxi, spendendo 450 RMB (circa 57€) per un’ora e mezza di tragitto.
Abbiamo scelto di pernottare qui in una homestay che offre anche servizio di colazione e cena. Il ragazzo che gestisce la homestay si è dimostrato molto disponibile e gentile sin dalla prenotazione. Ci siamo affidati a lui per i biglietti della visita alla muraglia, inclusi quelli per la seggiovia e il toboga. Inoltre, nella prenotazione del pernottamento erano inclusi cena tradizionale e colazione; preparatevi a cetrioli in salsa di soia alle 6:00 del mattino!Noi abbiamo scelto di pernottare a Mutianyu per vedere la Grande Muraglia Cinese al mattino presto e, con la scusa siamo riusciti a vederla anche la sera illuminata.
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Per il rientro a Pechino è stato tutto più facile e abbiamo utilizzato i mezzi pubblici. Vi lasciamo quindi le indicazioni per lo spostamento da Pechino, che valgono anche per il ritorno.
Partendo da Pechino, le indicazioni sono: dalla stazione della metropolitana di Dongzhimen, uscite e raggiungete la fermata per prendere il bus 916 Express. Il tragitto è di circa un’ora e dovrete scendere alla fermata Huai Rou Bei Da Jie. Da qui, potete prendere il bus H23 o H24 per arrivare alla stazione di Mutianyu se dovete spostarvi in città, oppure proseguire fino all’entrata della muraglia. Il costo totale del viaggio è di 16 RMB e il tempo stimato è di circa 2 ore e 15 minuti. Se avessimo saputo che era così facile, ci saremmo risparmiati qualche soldino. Ma abbiamo testato tutto per voi.
Come è strutturata la Grande Muraglia Cinese di Mutianyu
La lunghezza totale di questa sezione della Muraglia è di 2,25 km e comprende 23 torri, distanti tra loro circa 100 metri. Il paesaggio circostante è verde e sconfinato, e una grande scritta sul lato occidentale riporta la frase: “Lealtà al Presidente Mao”. Sappiate che sulla muraglia non ci sono servizi, quindi è consigliabile portare con voi acqua in abbondanza, spuntini, crema solare, cappello e di riportare giù tutto ciò che vi appartiene. Sono presenti due bagni in prossimità del punto di partenza della funicolare e della seggiovia, e dove si scende con il toboga. C’è anche un piccolo bar alla torre 6, ma immaginate i prezzi.
Noi siamo saliti con la seggiovia fino alla torre 6 e ci siamo poi diretti verso la torre 1. Questo è il tratto più complicato e in pendenza, ma anche quello meno battuto. Infatti, durante il percorso, molto spesso eravamo in totale solitudine. Da lì, siamo scesi fino alla torre 15 e poi siamo tornati alla torre 6, dove abbiamo utilizzato il toboga per scendere. Perché questo sali e scendi? Non lo sappiamo neanche noi! Se desiderate percorrere tutta la muraglia dalla torre 23 alla torre 1, vi conviene salire fino alla torre 14, percorrere il tratto fino alla torre 23 e poi tornare giù fino alla torre 1, per scendere con il toboga fino alla torre 6. Fateci sapere se siete sopravvissuti!
Come salire e scendere
Le opzioni per salire sulla Grande Muraglia sono tre: la funivia, la seggiovia o i propri piedi. Iniziamo mettendo alla prova le vostre capacità fisiche: vi aspettano ben 4.000 scalini. E questo non è tutto. Dovrete percorrere circa 2 km della muraglia, che non sono molti, ma alcuni tratti sono ripidi e includono scalini. Rischiate di arrivare già provati. In ogni caso, potete salire fino alle torri 5, 7, 10 o 15.
Se non soffrite di vertigini, optate per la seggiovia o la funivia. Noi abbiamo scelto la seggiovia e, in quel momento, ho realizzato di avere anch’io problemi con l’altezza. Troppo tardi ormai! Scherzi a parte, è un’esperienza molto adrenalinica che vi porterà alla torre 5 in meno di 10 minuti. Se prendete la funivia, salirete fino alla torre 14.
Per scendere, potete sempre optare per il percorso a piedi o per il divertente toboga. Ovviamente, non potevamo esimerci dall’esperienza! Il costo dei mezzi è di 140 CNY per andata e ritorno con seggiovia e toboga, oppure 100 CNY per tratta con la funivia. Tenete presente che seggiovia e toboga sono gestite dalla stessa compagnia, quindi potete acquistare un biglietto di andata e ritorno insieme, mentre per la funivia dovrete fare un biglietto separato. Calcolate di passare almeno dalle 2 alle 5 ore in base a quanto volete vedere.
Orari e come prenotare
Gli orari di apertura della Grande Muraglia Cinese – sezione di Mutianyu variano in base alla stagione. Durante il periodo estivo (indicativamente da marzo a novembre) l’apertura è dalle 07:30, mentre in inverno dalle 08:00, con chiusura nel tardo pomeriggio. Per esperienza personale, vi consigliamo di arrivare la mattina presto, possibilmente prima dell’apertura, soprattutto nei mesi estivi: la differenza in termini di affluenza si sente davvero.
Il biglietto d’ingresso alla Grande Muraglia di Mutianyu costa circa 45 CNY. Noi, in questo caso, ci siamo affidati all’host del nostro homestay per l’acquisto dei biglietti, ma in generale è possibile comprarli anche direttamente in loco, cosa che abbiamo fatto spesso durante il resto del viaggio in Cina. In alternativa, potete acquistare i biglietti tramite agenzie online come Trip.com, organizzare una giornata con servizi come MuBus, oppure se preferite partire più tranquilli e con tutto già prenotato prenotare in anticipo su GetYourGuide, con cancellazione gratuita entro le 24 ore.
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L’ho sognata per tanto tempo e non immaginavo di poter davvero camminare su questa immensa meraviglia. Ricordo perfettamente il momento in cui, arrivando in taxi, ho intravisto il primo pezzo di muraglia e sono scoppiata in lacrime. Non so se il tassista ha capito cosa significasse per me essere lì, dall’altra parte del mondo, a vedere finalmente qualcosa di così unico e iconico. Ma sono certa che voi capirete e proverete le stesse emozioni. Come sempre, spero di avervi aiutato e vi consiglio di seguirci sui nostri social per non perdervi le prossime avventure.
Ci siamo: è arrivato il momento di richiedere il visto elettronico per entrare nel Regno Unito, il cosiddetto ETA. Chi ci segue da un po’ sa quanto amiamo questo paese. Almeno una volta all’anno dobbiamo prendere un aereo e andare a esplorare un nuovo angolo di questa terra. Il nostro ultimo viaggio, infatti, è stato in Cornovaglia lo scorso maggio. Trovi informazioni e itinerari dei nostri viaggi nella sezione Regno Unito del nostro blog. Abbiamo confermato ancora una volta la bellezza dei paesaggi, la storia e le leggende che il Regno Unito sa offrirci.
Ma veniamo al punto cruciale: a partire dal 2 aprile 2025, per entrare nel Regno Unito e in Irlanda del Nord dovremo richiedere l’autorizzazione elettronica ETA. Funzionerà un po’ come l’ESTA, il visto elettronico per gli Stati Uniti, quindi chi ha già avuto esperienza con quest’ultimo non avrà problemi con questo nuovo sistema.
Cos’è l’ETA per il Regno Unito
ETA: Electronic Travel Authorization è un’autorizzazione elettronica di viaggio. Non è propriamente un visto, anche se purtroppo verrà comunemente chiamato così. Infatti, chi dovrà viaggiare nel Regno Unito per lavoro o altri motivi dovrà richiedere un visto seguendo le procedure indicate dall’ambasciata. L’ETA sarà richiesta a tutti i cittadini europei, italiani compresi, per soggiorni turistici, inclusi scali di poche ore.
Questa misura è chiaramente una conseguenza della Brexit, e secondo il governo britannico serve per monitorare l’afflusso turistico e affrontare i problemi legati all’immigrazione. Lo so, sarà una piccola scocciatura in più, ma richiederà davvero pochi minuti.
Non è obbligatoria ai fini del viaggio, ma come sempre vi consigliamo di mettere in valigia una buona assicurazione medica e di viaggio. Noi ci affidiamo da tempo a HeyMondo, che con la sua pratica applicazione offre assistenza 24 ore su 24 ovunque nel mondo. Inoltre, grazie a noi, puoi ottenere uno sconto del 10% sulla tua prossima polizza. Viaggia tranquillo anche tu!
Come richiedere l’ETA
Per entrare nel Regno Unito già dal 2021, i cittadini italiani e europei devono possedere un passaporto con una validità residua per tutta la durata della permanenza. A partire dal 2 aprile 2025, si aggiungerà l’ETA, che potrà essere richiesta a partire dal 5 marzo 2025. La data si anticipa all’8 gennaio per i residenti non UE.
La richiesta dell’ETA dovrà essere effettuata tramite il sito ufficiale del Governo britannico o tramite l’applicazione UK ETA. Avrà un costo di 16£ (circa 18,50€ al 1 agosto 2025). L’ETA sarà valida per due anni e permetterà ingressi multipli nel paese per soggiorni continuativi fino a 6 mesi. Ricordiamo che è valida anche per scali di poche ore.
Per fare la richiesta, avrete bisogno del vostro passaporto da cui estrarre i dati e una foto della prima pagina da caricare sul dispositivo con cui effettuerete la richiesta. Dovrete anche caricare una vostra foto e rispondere ad alcune domande personali. Successivamente, potrete procedere al pagamento tramite carta di credito o debito. La richiesta potrebbe richiedere fino a 3 giorni lavorativi, quindi è consigliabile fare la domanda con anticipo. Una volta ricevuta l’autorizzazione, sarete pronti per partire.
Big Ben visto da The Queen’s Walk.
Se la vostra richiesta non dovesse andare a buon fine, purtroppo non sarà possibile ripetere la procedura online e sarà necessario contattare l’ambasciata per ottenere un visto.
Abbiamo atteso questa notizia per un po’ e le vostre continue domande ci hanno fatto capire che non siamo i soli ad aspettarla. Soprattutto perché si vocifera di un prossimo viaggio on the road qui. Spoiler: potremmo non essere soli, ogni riferimento a Nanà è puramente casual. Quindi, ricordatevi di salvare le date di richiesta dell’ETA per il Regno Unito e seguiteci sui nostri social per non perdere le prossime avventure.
Prima della partenza, l’idea di viaggiare in Cina spostandoci con i treni ci metteva un po’ in ansia. Riusciremo a trovare la stazione giusta? Saliremo sul treno corretto? Capiremo le indicazioni e la fermata dove scendere? Avevamo così tante preoccupazioni che, per settimane, non pensavamo ad altro. Tuttavia, come spesso accade, vivere l’esperienza sul posto ci ha fatto comprendere che viaggiare in treno in Cina è una delle cose più semplici e intuitive che si possano fare in questo paese.
È vero, la parte della prenotazione può essere un po’ stressante, ma una volta arrivati in stazione, non vi resterà che accomodarvi e godervi il panorama dal finestrino. Con la giusta colonna sonora e un mooncake da sgranocchiare, troverete anche il tempo per rilassarvi e riflettere su tutte le incredibili avventure che state vivendo, giorno dopo giorno.
Vi anticipiamo tutto nel nostro reel che trovate sulla nostra pagina Instagram, quindi seguiteci per non perdervi i prossimi consigli!
Ma veniamo a noi e iniziamo, passo dopo passo, a capire come viaggiare in sicurezza e in modo organizzato con i treni in Cina. Vi rimandiamo al nostro articolo Viaggio in Cina: consigli essenziali per il viaggio perfetto per iniziare a capire come muovervi in questo paese.
Perché viaggiare con i treni in Cina
Durante le prime fasi dell’organizzazione del nostro viaggio in Cina, anche noi ci siamo spesso chiesti se spostarci in treno fosse davvero la scelta giusta. Possiamo dirvi con certezza che non avremmo potuto fare scelta migliore. Le distanze in Cina sono talmente vaste che l’unico modo pratico per affrontarle è spostarsi in treno o in aereo. Purtroppo, se i biglietti aerei non vengono prenotati con largo anticipo, possono risultare piuttosto costosi, senza contare il tempo necessario per arrivare in aeroporto in anticipo e i controlli doganali una volta atterrati.
Abbiamo quindi dedotto che, per noi, viaggiare in treno fosse la scelta più comoda e pratica, quella con cui ci sentivamo maggiormente a nostro agio. I treni in Cina sono veloci, silenziosi e dotati di alcuni comfort, come bagni, distributori di acqua calda per tè e noodles, oltre a un servizio di ristorazione a bordo. Una volta arrivati in stazione e superato il check-in, potete salire a bordo, sedervi e rilassarvi. Le stazioni sono sempre ben collegate al centro città, a volte raggiungibile anche a piedi.
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Noi ci siamo trovati benissimo nei nostri cinque spostamenti in treno durante il viaggio in Cina. Abbiamo scelto di viaggiare di giorno, partendo la mattina presto per affrontare le tratte più lunghe, come quella tra Pechino e Xi’an. In alternativa, molti viaggiatori preferiscono spostarsi di notte, specialmente per le tratte più lunghe. Questa scelta dipende dal vostro itinerario e dalle tempistiche del vostro viaggio. Nel nostro caso, siamo stati felicissimi della decisione presa e sicuramente organizzeremo il nostro prossimo viaggio allo stesso modo.
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Come prenotare i treni in Cina
Prenotare i biglietti dei treni in Cina non è un’operazione molto semplice e veloce, ma con i nostri consigli riuscirete sicuramente a organizzarvi per tempo. Potete acquistare i biglietti tramite il sito ufficiale, che trovate qui (interamente in cinese), oppure tramite agenzie che faranno la prenotazione per voi. Vi spieghiamo meglio: prenotando direttamente sul sito ufficiale, potreste incontrare difficoltà con la lingua, a meno che non abbiate un amico cinese che possa aiutarvi a superare questo ostacolo. L’altro problema, però, è l’impossibilità di pagare con le nostre carte, poiché i circuiti internazionali non vengono accettati per i pagamenti online in Cina. Affidandovi invece a un’agenzia come Trip.com o China Highlights, risolverete facilmente questo passaggio.
Noi abbiamo prenotato tramite Trip.com. Potete richiedere la prenotazione dei biglietti in qualsiasi momento, ma la conferma definitiva arriverà solo 15 giorni prima della partenza del treno, poiché è questa la data in cui i biglietti vengono effettivamente emessi. Riceverete una mail di conferma con i vostri biglietti elettronici. Tuttavia, non sempre la prenotazione va a buon fine: in tal caso, verrete rimborsati e potrete procedere con una nuova richiesta. Delle cinque prenotazioni che abbiamo effettuato con un mese di anticipo, tutte sono andate a buon fine, quindi potete essere fiduciosi.
Un’altra opzione è quella di acquistare i biglietti direttamente in stazione, il giorno stesso o con qualche giorno di anticipo. Abbiamo conosciuto alcune coppie che non hanno avuto problemi a fare così, ma questo comporta sempre il rischio di non trovare posto o di dover pagare di più per la tratta. Il nostro consiglio è di muovervi in anticipo, soprattutto se viaggiate durante i periodi di alta stagione.
Scegliere il treno e la stazione
Prima di prenotare, fate molta attenzione alla scelta della stazione. In città come Pechino e Shanghai, ci siamo trovati un po’ in difficoltà nel capire da quale stazione arrivare e da quale ripartire, perché ce ne sono diverse, soprattutto nelle grandi città. Quindi, controllate con attenzione e cercate di arrivare sempre almeno un’ora prima della partenza, poiché le stazioni sono così grandi da sembrare aeroporti.
La scelta del treno è molto semplice e dipende principalmente dall’orario, dal tipo di treno e dal prezzo per tratta. Noi abbiamo optato, quando conveniente, per i treni veloci. Abbiamo sempre scelto la seconda classe, che, fidatevi, è paragonabile a una prima classe sui nostri treni italiani. Fate attenzione al vostro posto, per evitare di fare come me e dovervi alzare dopo mezz’ora perché seduti nel posto sbagliato!
Per i treni notturni, potete scegliere tra diverse opzioni di cabine: scompartimenti aperti con 6 letti o cuccette private per due persone. In base alla classe scelta, cambiano anche la tipologia di sedili e letti, che possono essere “duri” o “morbidi”. Non avendo esperienza diretta con i treni notturni, non possiamo fornirvi dettagli più precisi, ma sappiamo da altri viaggiatori che si viaggia comodamente in entrambe le opzioni. Fateci sapere se avete avuto esperienze con i treni notturni e com’è andata!
Come muoversi in stazione
Una volta arrivati in Cina e con i biglietti in mano, basta scaricarli sul telefono: non serve stampare nulla. Controllate attentamente la stazione e recatevi lì con un po’ di anticipo. La prima volta eravamo molto ansiosi perché molte persone ci avevano descritto queste stazioni come dei labirinti. In realtà, tutto è molto intuitivo e ben organizzato, quindi potete stare tranquilli.
All’ingresso della stazione dovrete passare attraverso i controlli di sicurezza al metal detector e mostrare il passaporto, che verrà registrato nei loro sistemi. Da quel momento, il vostro biglietto elettronico sarà il passaporto stesso, quindi vi servirà solo per verificare il vagone e il posto sul treno. Dopo aver superato i controlli, troverete un tabellone simile a quello degli aeroporti. Controllate il numero del treno sul vostro biglietto e il numero del gate a cui recarvi. Una volta lì, dovrete attendere l’apertura del check-in, circa 30 minuti prima della partenza. Passate nuovamente il passaporto ai controlli e dirigetevi verso il binario. Non c’è modo di sbagliarsi! Quando il treno arriva, salite e buon viaggio.
Noi siamo davvero molto soddisfatti del servizio e dell’organizzazione dei treni in Cina. Hanno reso il nostro viaggio semplice e perfetto. Non vediamo l’ora di raccontarvi tanto altro! Vi aspettiamo nei commenti per sapere come state organizzando la vostra avventura in questo paese che vi accoglie sempre con un sorriso.